Livatino, le parole di Borsellino all’indomani dell’assassinio. Festival per la Legalità 2019 – Terlizzi.

Non solo “giudice ragazzino” – ucciso all’età di 38 anni – ma anche magistrato incorruttibile, sorretto a un tempo dall’amore per la giustizia e da un’incrollabile fede, poco amante dei riflettori – gli interventi pubblici si contano sulle dita di una mano – e capace di lasciare un’eredità professionale tuttora conservata negli archivi del Tribunale di Agrigento.

Livatino, al pari di Antonino Saetta – giudice ucciso due anni prima insieme al figlio Stefano e, come Rosario, originario di Canicattì – fu il simbolo di quella magistratura costantemente in prima linea, esposta alla violenza di “mani omicide che percorrono questa terra, impunite e con terrificante sicurezza di perdurante impunità”. È lo stesso Borsellino, durante l’assemblea dell’Anm all’indomani dell’uccisione di Livatino, a tratteggiare il ricordo del collega, di cui riportiamo uno stralcio.

“Non ho potuto evitare che in me insorgesse la mortificante sensazione del già visto, del già sentito, del già detto e del già fatto, come se ancora una volta, per inevitabile condanna storica fosse necessario sottoporsi a questo inevitabile ed inutile rituale. Del già visto, perché il viso innocente di bambino di Rosario, sforacchiato da colpi micidiali, che mi è apparso in fondo alla brulla scarpata sotto il lenzuolo bianco, il cui lembo non ho potuto fare a meno di sollevare, mi ha immediatamente richiamato alla memoria tanti altri visi di colleghi ed amici, colpiti anch’essi nella loro giovinezza o maturità dalle mani omicide che percorrono questa terra, impunite e con terrificante sicurezza di perdurante impunità. Del già sentito, perché subito dopo ho riascoltato esplodere lo sciacallaggio morale di chi, anche tra colleghi, non trova di meglio che addebitare alla stessa magistratura siciliana la responsabilità di questi tragici eventi, risollevando stantie argomentazioni razzisatiche, che dimenticano come tutto quello che contro la mafia si è fatto in Sicilia è stato opera di magistrati siciliani e dei loro collaboratori, nonostante la scandalosa assenza delle altre Istituzioni dello Stato che vi dispiegassero doverosamente tutti i mezzi e gli sforzi dovuti.
Io non esprimo solidarietà ai colleghi di Agrigento, oggetto in questi giorni di ignobili indiscriminati attacchi. Esprimo insieme a loro lo sdegno verso gratuite ed ingiuste generali criminalizzazioni, che colpiscono anche me e la grande maggioranza dei miei colleghi, siciliani e non siciliani.
Non è difesa corporativa. Se ci sono mele marce vanno individuate, punite ed eliminate, ma non deve essere consentito a nessuno avvalersi di queste tragiche occasioni per liberarsi a poco prezzo di magistrati scomodi che cercano di fare tutto il loro dovere, e spesso molto di più, in condizioni di lavoro inammissibili in un paese civile.
Del già detto, perché il macabro inutile rituale comprende anche un determinato periodo di lamentazioni da un lato e promesse dall’altro, l’une avanzate e le altre propinate quasi come un medicinale digestivo della tragedia, affinché dopo alcuni giorni più non se ne parli e ci si possa continuare ad occupare, senza distrazioni fastidiose, della crisi del Golfo e delle grandi civili riforme sanitarie o carcerarie.
Ed allora l’idea di convocare questa Assemblea è nata insieme col fermo proposito di sfuggire finalmente a queste logiche ripetitive, di non celebrare più alcuna cerimonia rituale, di non ripetere più tristemente, come il 28 settembre 1988, che la magistratura siciliana, ormai da troppo tempo sottoposta ad inconcepibili aggressioni, avrebbe continuato come in passato a fare il proprio dovere con rinnovata energia e passione di giustizia.
Sì è vero, dopo ogni barbaro assassinio di giudici non si è verificato alcun cedimento né si è registrata alcuna defezione; anzi il lavoro è continuato con maggiori sacrifici e risultati apprezzabili. Ma abbiamo detto già due anni fa che l’impegno dei magistrati non poteva costituire alibi per le perduranti gravissime inadempienze che contribuiscono a tenere questa terra in preda alle organizzazioni criminali. Aggiungiamo oggi che questo impegno è allo stremo: a forza di spillar vino dalla botte questa si svuota. E qui non di vino si tratta”.

Agrigento, 1° ottobre 1990

Come preannunciato in precedenti articoli, in occasione del Festival per la Legalità 2019-VIII Edizione dedicheremo due incontri si due magistrati, incontrando Fiammetta Borsellino e Don Giuseppe Livatino.

A breve il programma completo

Don Giuseppe Livatino a Terlizzi per il Festival per la Legalità. In ricordo di Rosario Livatino

È passato alla storia come “il giudice ragazzino”, perché quando morì, per mano di quattro killer e per ordine della Stidda la mafia agrigentina, lungo la statale che ogni mattina percorreva con la sua auto da Canicattì ad Agrigento, Rosario Livatino aveva 38 anni: il più giovane dei 27 magistrati uccisi in ragione del loro servizio in prevalenza, ma non solo, dalla mafia o dai terroristi. Quando lo fecero sbandare, Livatino uscì dall’ auto, cercando salvezza fuggendo per i campi, lo finirono con un colpo di pistola al volto.

Si era laureato in Giurisprudenza a 22 anni  con il massimo dei voti ed era entrato in magistratura, tra i primi al concorso, nel 1978, dopo aver già vinto un altro concorso pubblico. ll 21 settembre del 1990, quando è stato ucciso, era giudice di Tribunale, in servizio ad Agrigento come giudice a latere e si occupava di misure di prevenzione. Qualche anno prima da sostituto procuratore aveva condotto le indagini sugli interessi economici della mafia, sulla guerra di mafia a Palma di Montechiaro, sull’ intreccio tra mafia e affari, delineando il “sistema della corruzione”. Stando alla sentenza che ha condannato esecutori e mandanti del suo omicidio, Livatino è stato ucciso perché «perseguiva le cosche mafiose impedendone l’ attività criminale, laddove si sarebbe preteso un trattamento lassista, cioè una gestione giudiziaria se non compiacente, almeno, pur inconsapevolmente, debole, che è poi quella non rara che ha consentito la proliferazione, il rafforzamento e l’espansione della mafia».

Scriveva Rosario Livatino a proposito dell’ immagine del magistrato: «L’indipendenza del giudice, infatti, non è solo nella propria coscienza, nella incessante libertà morale, nella fedeltà ai principi, nella sua capacità di sacrifizio, nella sua conoscenza tecnica, nella sua esperienza, nella chiarezza e linearità delle sue decisioni, ma anche nella sua moralità, nella trasparenza della sua condotta anche fuori delle mura del suo ufficio, nella normalità delle sue relazioni e delle sue manifestazioni nella vita sociale, nella scelta delle sue amicizie, nella sua indisponibilità ad iniziative e ad affari, tuttoché consentiti ma rischiosi, nella rinunzia ad ogni desiderio di incarichi e prebende, specie in settori che, per loro natura o per le implicazioni che comportano, possono produrre il germe della contaminazione ed il pericolo della interferenza; l’indipendenza del giudice è infine nella sua credibilità, che riesce a conquistare nel travaglio delle sue decisioni ed in ogni momento della sua attività».

In ossequio a queste convinzioni conduceva la sua vita, riservatissima, nella casa che condivideva con i genitori. Non faceva mistero di una profonda fede cristiana, che conciliava rigorosamente con la laicità della propria funzione. È rimasto celebre a proposito un passo di un suo scritto dei primi anni Ottanta in tema di fede e diritto: «Il compito (…) del magistrato è quello di decidere; (…): una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare. (…) Ed è proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio. Un rapporto diretto, perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio. Un rapporto indiretto per il tramite dell’amore verso la persona giudicata. Il magistrato non credente sostituirà il riferimento al trascendente con quello al corpo sociale, con un diverso senso ma con uguale impegno spirituale. Entrambi, però, credente e non credente, devono, nel momento del decidere, dimettere ogni vanità e soprattutto ogni superbia; devono avvertire tutto il peso del potere affidato alle loro mani, peso tanto più grande perché il potere è esercitato in libertà ed autonomia».

In fondo alle sue agende, gli inquirenti che indagavano sulla sua morte trovarono una sigla misteriosa “s.t.d.” che li mise a lungo in scacco finché non scoprirono l’ arcano: il significato era sub tutela dei, nelle mani di Dio.

Il 19 luglio del 2011 è stato firmato dall’arcivescovo Francesco Montenegro il decreto per l’avvio del processo diocesano di beatificazione di Rosario Livatino.

Don Giuseppe Livatino, Postulatore della causa di canonizzazione del “giudice ragazzino”, sarà ospite del prossimo Festival per la Legalità.

A breve il programma completo.

Contatti: festivalperlalegalita@gmail.com

Fiammetta Borsellino a Terlizzi per il Festival per la Legalità

Fiammetta Borsellino ha 46 anni ed è la figlia più piccola del magistrato Paolo Borsellino, tragicamente scomparso nell’attentato di Via d’Amelio del 19 luglio 1992, ucciso dalla Mafia, assieme a cinque uomini della sua scorta. Da tempo Fiammetta Borsellino si batte con tenacia per comprendere quali sono state le anomalie sulle indagini e i processi sulla strage di via D’Amelio. Ad oggi, come ha più volte ribadito la Borsellino in interviste e apparizioni televisive, ci sono tanti perché che non hanno ancora avuto risposta e fino a quando questa risposta non ci sarà lei continuerà a battersi strenuamente e a chiedere il perché queste risposte non vengano date. Le indagini sulla strage di via D’Amelio, come ha più volte dichiarato, furono depistate già a partire dal 1992. Tempo fa Fiammetta Borsellino incontrò in carcere Giuseppe Graviano, boss di Cosa Nostra ritenuto responsabile della strage di Via d’Amelio, assieme ad altri esponenti della Cupola. Da ormai 26 anni Fiammetta Borsellino si batte per la ricerca della verità e con la sua forza e la sua tenacia si racconterà al prossimo Festival per la Legalità che si terrà a Terlizzi nel prossimo mese di Maggio.

A breve il programma completo dell’VIII Edizione del Festival per la Legalità.

Contatti:  festivalperlalegalita@gmail.com

Terlizzi. Libera ricorda Michele Fazio: “manteniamo viva la memoria”

Ringraziamo Pinuccio Fazio e Roberto Campanelli di Libera Puglia per aver dedicato tempo e passione all”incontro Terlizzi. Manteniamo Viva la Memoria dello sorso 12 Marzo in Biblioteca a Terlizzi. Una tappa importante in vista della Giornata della Memoria e dell’impegno del prossimo 21 Marzo a Brindisi. Al prossimo appuntamento!

Terlizzi ospita Pinuccio Fazio verso la giornata di Libera del 21 Marzo

Dalla morte alla lotta, dal dolore all’impegno civile. Il 12 luglio 2001 Michele Fazio, 16 anni, fu ucciso per sbaglio in largo Amendoni, a Bari vecchia, da un proiettile indirizzato a qualcun altro, in una guerra fra clan rivali. Una delle tante vittime innocenti di mafia, il cui nome continua a riecheggiare oggi nell’impegno dei genitori Pinuccio e Lella Fazio e nelle iniziative dell’associazione intitolata proprio a Michele.

Il costituendo presidio di Libera di Terlizzi vi invita all’incontro pubblico di Martedì 12 Marzo, ore 19.15 in Biblioteca, in vista dell’appuntamento del 21 Marzo 2019, prima giornata di primavera e giornata della memoria e dell’impegno di Libera. Ospitiamo Pinuccio Fazio e Roberto Campanelli, membro segreteria Libera Puglia. Modera Cinzia Urbano, membro del costituendo presidio.

La cittadinanza è invitata

Comunicato – Costituendo Presidio di Libera Terlizzi

Il costituendo presidio di Libera Terlizzi esprime sdegno e ferma condanna in relazione agli atti di inciviltà perpetrati alla struttura della scuola Moro-Fiore.
Episodi delinquenziali di tale portata non possono essere confinati in meri e banali atti vandalici ma, al contrario, vanno inscritti in un più ampio contesto di sofferenza sociale che nel tempo potrebbe provocare effetti deleteri per la crescita della nostra cittadina. 

Colpire la Scuola, quale istituto di formazione dei cittadini del domani, rappresenta un pericoloso campanello d’allarme, giacché punta i riflettori su chi non si sente parte integrante della nostra comunità. La distruzione di beni utili a tutti non è che una manifestazione di arroganza di coloro che disprezzano il senso civico, talvolta credendo erroneamente di essere immuni da provvedimenti delle autorità.

Auspichiamo che l’amministrazione possa esercitare il prima possibile un segnale forte, intervenendo a tutela degli spazi pubblici e promuovendo buone pratiche di educazione civica per la conservazione e la valorizzazione delle nostre scuole.

A chi ha orchestrato e commesso tali vigliaccherie lanciamo un messaggio chiaro: la Scuola e la nostra comunità non si lasciano intimidire.  Continueremo, insieme alla rete di associazioni del presidio, a portare avanti il nostro lavoro di costruzione e diffusione di un’autentica cultura della Legalità e del rispetto delle regole, fondamentali per la vita sociale al fine di salvaguardare il pieno sviluppo della persona umana all’interno della collettività.

Esprimiamo anche totale fiducia nelle forze dell’ordine che operano sul territorio, garantendo piena collaborazione.

Rassegna di Cineconomia, sotto le stelle. Terlizzi

Vi invitiamo alla rassegna cinematografica, organizzata dal Piccolo Osservatorio Garzia di Terlizzi (Bari), ad ingresso gratuito, che ha lo scopo di informare la gente di tutti i fatti che hanno determinato la più grande recessione dell’occidente dal 2008 ad oggi.  Gli eventi vedono la nostra associazione “Festival per la Legalità” partner dell’evento.

La due giorni è articolata con proiezioni di documentari, letture di discorsi tenuti all’O.N.U., dibatti con il regista ed esperti della Decrescita Felice.

Il resto delle informazioni le troverete riportate nell’immagine dell’evento.
Il tutto inserito in una location magica “IL CHIOSTRO DELLA CHIESA S. MARIA ”
interamente affrescato, e nei giorni che precedono la festa patronale del paese, che consiglio vivamente di vedere.

Nella speranza di condividere le eventuali riflessioni che questo evento possa suscitare.

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/1835694576476263/?notif_t=plan_user_associated&notif_id=1532538250847062

#MaglietteRosse 7 Luglio 2018 – Terlizzi

Un filo rosso che tiene insieme la comunità di chi non può più restare a guardare la tragedia delle morti in mare. E un mare di magliette rosse per “fermare l’emorragia di umanità”.

E’ un successo l’iniziativa lanciata dal presidente di Libera Contro le Mafie Don Luigi Ciotti, daLegambiente Onlus, Arci nazionale e Associazione Nazionale Partigiani Italiani che il presidio di Libera di Terlizzi ha voluto promuovere anche nella propria città, organizzando una passeggiata collettiva.

Iniziativa riuscitissima grazie tutti i partecipanti e alle associazioni Festival per la Legalità, Coordinamento Cittadino di Azione Cattolica Terlizzi, puliAMO TERLIZZI e Fidas Terlizzi.

No indifferenza e Si ad un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà.

Una maglietta rossa

per ricordare gli uomini, le donne e i bambini che giacciono in mare.
per tutti i poveri della terra, quelli lontani e quelli che percorrono le nostre strade
per tutti coloro che vengono sfruttati
per gli ammalati e per tutti gli uomini che tendono la loro mano in cerca di aiuto, vicinanza e solidarietà
Una maglietta rossa gli uni per gli altri.
Perché tutti, prima o poi abbiamo bisogno di qualcosa, non foss’altro che una parola di conforto
Non siamo di destra, non di sinistra, non siamo ricchi, non siamo poveri….siamo uomini che vogliono gridare forte: restiamo umani”

Concorso di narrativa, poesia e fotografia in bianco e nero: “Costruire la Città Terrestre”. Danilo Dolci, per una nuova etica ambientale.

CONCORSO LETTERARIO E FOTOGRAFICO.

Associazione Festival per la legalità –Terlizzi

Rivista Neobar – Neobar.net

 

REGOLAMENTO:

Il concorso è rivolto a:

  • Studenti del triennio delle scuole secondarie di secondo grado
  • Tutti gli interessati

Si può partecipare con un elaborato ispirato alla figura di Danilo Dolci e al suo impegno intorno ai temi dell’Antropocene in una, o più, delle seguenti sezioni: narrativa, poesia, fotografia in bianco e nero.

  • Sezione Narrativa

Tutti gli elaborati, in lingua italiana, devono avere un titolo e il nome e cognome dell’autore e, solo per gli studenti del triennio delle scuole secondarie di secondo grado, nome, telefono, email della scuola di appartenenza. Si concorre con un racconto inedito,non eccedente complessivamente le 3.000 parole (in caratteri Times New Roman 12, interlinea 1,5), e contenuto in un unico file.

Gli elaborati vanno spediti via email, entro il 5 dicembre 2018 al seguente indirizzo: neobarinfo@aol.com

  • Sezione Poesia

Tutti gli elaborati, in lingua italiana, devono avere un titolo e il nome e cognome dell’autore e, solo per gli studenti del triennio delle scuole secondarie di secondo grado, nome, telefono, email della scuola di appartenenza. Si concorre con da una a tre poesie inedite (in caratteri Times New Roman 12, interlinea 1,5), non eccedenti complessivamente i 50 versi e contenute in un unico file.

Gli elaborati vanno spediti via email, entro il 5 dicembre 2018, al seguente indirizzo:neobarinfo@aol.com

  • Sezione Fotografia in bianco e nero

Tutti gli elaborati devono avere un titolo e il nome e cognome dell’autore e, solo per gli studenti del triennio delle scuole secondarie di secondo grado, nome, telefono, email della scuola di appartenenza. Si concorre con da una a tre fotografie in bianco e nero (in formato digitale JPG, con almeno 2.000 pixel per il lato più corto).

Gli elaborati vanno spediti via email, entro il 5 dicembre 2018, al seguente indirizzo: neobarinfo@aol.com

Vincitori

Gli elaborati saranno valutati da un giuria composta da:

  • Flavia Schiavo e Rino Coluccello per la narrativa
  • Annamaria Ferramosca e Anna Maria Curci, per la poesia
  • Giovanni Izzo e Andrea Meccia per la fotografia

Il premio ai vincitori delle tre sezioni consisterà nella pubblicazione dei loro lavori.

La pubblicazione conterrà anche gli interventi della Tavola Rotonda “Danilo Dolci, Antropocene e Legalità” e sarà curata dal Comitato editoriale “Costruire la Città Terrestre”

La valutazione e la scelta degli elaborati sono insindacabili.

SCARICA IL PDF DEL BANDO DI CONCORSO:

Concorso_Costruire-la-Città-Terrestre

VII. Semi di Cittadinanza

A venticinque anni dall’autobomba, l’evento gravissimo che colpì la nostra comunità, sempre poco ricordato, a Terlizzi si torna a parlare di temi importanti grazie alla VII Edizione del Festival per la Legalità, promosso da Città Civile.  L’evento è stato caratterizzato, oltre che dalla presenza dei diversi e importanti ospiti, dagli studenti della 3b del Liceo Scienze Umane opzione economico sociale, che hanno attivamente partecipato all’organizzazione della manifestazione.  La partnership con il Polo Liceale T. Fiore – C. Sylos ha altresì permesso di avviare progetto di alternanza scuola-lavoro “Scuola di Cittadinanza” che vede coinvolti gli stessi studenti.

Una parola di speranza per i giovani? Emigrate”, ha affermato Pier Camillo Davigo, il “dottor sottile” del pool di Mani Pulite, oggi presidente della prima sezione penale della Corte di Cassazione, ospite della kermesse sulla legalità.  Quella di Davigo è stata una provocazione, a margine della presentazione del suo libro, dal titolo altrettanto provocatorio, In Italia violare la legge conviene (Laterza), intervistato da Piero Ricci, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Puglia, all’interno di uno scenario suggestivo come quello del Chiostro delle Clarisse di Terlizzi. Che si sia trattato di un paradosso lo dimostra proprio l’edizione di quest’anno, chiamata Semi di Cittadinanza perché incentrata su un progetto triennale di alternanza scuola-Lavoro realizzato con i ragazzi della terza B indirizzo Economico Sociale del Polo Liceale Fiore – Sylos di Terlizzi.

La serata d’apertura, il 4 maggio, è stata dedicata a “Venti anni di Avviso Pubblico”, una rete di amministratori locali che con azioni concrete e aderendo ad un codice etico molto stringente si impegnano per promuovere la cultura della legalità, della cittadinanza attiva e di un’amministrazione pubblica trasparente. Con la speranza di vincere l’ormai radicato pregiudizio negativo per cui tutti gli amministratori pubblici sono “disonesti”. Tra i relatori, oltre al presidente di Avviso Pubblico, Pierpaolo Romani, il primo cittadino di Bitonto Michele Abbaticchio.  Entrambi hanno portato le testimonianze di esperienze vissute sul campo, con tutte le difficoltà che derivano quando si sceglie di stare dalla parte della legalità, esponendosi di fatto a tiri mancini e minacce pericolose. Il senso di responsabilità, però, li sprona ad agire per la salvaguardia del territorio, scardinando i muri intrisi di dominio, prevaricazione e corruzione.

Il 24 maggio, la terza serata del Festival, è stato dedicato alla storia con la presentazione del libro Il puzzle Moro (Chiarelettere) di Giovanni Fasanella,  giornalista ed esperto di inchieste roventi sugli anni più bui della nostra repubblica. Fasanella è stato giornalista de L’Unità a Torino proprio negli anni caldi del terrorismo alla fine degli anni ’70, per passare quindi a Panorama. Adesso si occupa esclusivamente di saggistica e questa sua ultima opera, a quarant’anni dal delitto Moro, si distingue dai tanti libri usciti in questa ricorrenza per aver portato alla luce interessanti ed esclusivi documenti desecretati dell’intelligence inglese e statunitense.

La serata di chiusura il 26 maggio è stata dedicata ad un convegno internazionale, dal titolo “Legalità e Antropocene”, dedicato alla figura di Danilo Dolci,  profeta della cittadinanza attiva nella miseria della Sicilia degli anni ’60, chiamato il Gandhi della Sicilia, sociologo, poeta, educatore e attivista della non violenza, promotore della prima esperienza di radio libera in Italia con quella “Radio Poveri Cristi”, che prima di ispirare la più famosa Radio Aut di Peppino Impastato, attirò l’attenzione di numerosi e grandi intellettuali italiani, come Piero Calamandrei e Aldo Capitini, e stranieri, come Bertrand Russel, Jean Piaget ed Erich Fromm.  L’evento organizzato grazie al contributo degli studenti del Polo Liceale T. Fiore – C. Sylos di Terlizzi nell’ambito del progetto di alternanza scuola-lavoro “Scuola di Cittadinanza”, ha visto gli interventi di En Dolci, figlio di Danilo Dolci, e di Abele Longo, professore della Middlesex University di Londra, ma pugliese di origine.

L’edizione di quest’anno è stata anche insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il valore dell’iniziativa.  “Si tratta di un grande motivo di orgoglio”, dichiarano gli organizzatori, sottolineando che “non si tratta di uno dei tanti festival della legalità, ma “per” la legalità, perché non si hanno modelli da proporre, bensì percorsi da condividere”. 

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