Ventisei anni fa l’autobomba davanti al Palazzo di Città a Terlizzi (Ba)

Ore 8,10, appuntamento con la strage. Era il 7 maggio del 1993. ll vigile urbano Gioacchino De Sario in perlustrazione posa l’ occhio su un’ auto sospetta. È strano, molto strano che sia pargheggiata proprio lì, davanti all ‘androne di ingresso della casa comunale. Pochi attimi per capire cosa fare, pochi attimi per farsi sopraffare dalla paura o far emergere il coraggio e il senso del dovere. Invita passanti e i dipendenti del Comune di Terlizzi ad allontanarsi: “Andate via, allontanatevi”- grida- poi apre lo sportello ed è l’ inferno: l’ uomo viene scaraventato per venti metri, avvolto dalle fiamme, c’ è chi grida, chi piange, l’ autobomba è del tipo “siciliano”. Un’ autobomba per una strage, mancata grazie ad un atto di eroismo. “Ha salvato i nostri bambini” ripete una donna nella piazza illuminata di sirene.

Non era il primo evento criminoso avvenuto in città. E non è stato certo l’ ultimo.
L’ elenco è lungo molto lungo fino a giungere all’ ultima sparatoria quella del 20 2019 marzo, passata così nel silenzio assordante di tutti.
Il silenzio che fa prosperare ciò che buono non è.

Foto di Pietro Guastamacchia
Archivio storico sig. Damiano Paparella

Programma completo del Festival per la Legalità 2019

Giunge alla sua VIII edizione il Festival per la legalità, la kermesse annuale promossa dall’ “Associazione Festival per la Legalità – Città Civile” che arricchirà la Primavera di Terlizzi (BARI) nel mese di Maggio 2019, presso il Chiostro delle Clarisse, con quattro imperdibili appuntamenti. Insieme a personalità di spicco della scena pubblica, si dialogherà su temi di particolare interesse sociale stimolando curiosità e riflessioni in uno spirito di aggregazione e condivisione.

Organizzato in collaborazione degli studenti della 4BES del Polo Liceale di Terlizzi, grazie al progetto di alternanza scuola lavoro “scuola di cittadinanza”, questa edizione del Festival è dedicata in particolare ai due Magistrati Rosario Livatino e Paolo Borsellino, con la presenza dei due ospiti Don Giuseppe Livatino e Fiammetta Borsellino.

Terlizzi. Ismaele La Vardera al Festival per la Legalità

Si chiama Il Sindaco, Italian Politics for Dummies, ed è un documentario unico nel suo genere: è fatto con le riprese video di una vera campagna elettorale. Quella di Ismaele La Vardera, inviato delle Iene, che alle elezioni comunali di Palermo del 2017, si era candidato sindaco registrando con una telecamera nascosta alcuni dei protagonisti della campagna elettorale.

#Biografia Ismaele La Vardera nasce nel 1993 a Palermo. Da sempre intraprendente e appassionato di giornalismo, inizia già durante gli anni del liceo ad avvicinarsi alla professione che inizierà poi a praticare una volta ottenuto il diploma.

Assieme agli studi universitari, La Vardera inizia a collaborare per l’emittenteCanale 8, per il quale conduceva il telegiornale, oltre che con il Giornale di Sicilia dove era il corrispondente da Ficarazzi.

La svolta però avviene nel 2013 dopo un incontro all’Università di Palermo tra il giovane La Vardera e Pino Maniaci, il padre di Telejato recentemente rinviato a giudizio con la grave accusa di estorsione ai danni di alcuni sindaci e amministratori.

Il lavoro svolto da Ismaele conquista lo scenario nazionale per un servizio realizzato nel 2014 per Telejato su delle irregolarità nel voto delle europee aVillabate, inchiesta questa che porterà alle dimissioni di tutta la giunta della cittadina siciliana.

Il servizio viene ripreso anche dalla trasmissione Le Iene diventando così di grande dominio, con Ismaele La Vardera che poi nel dicembre dello stesso anno pubblica il libro Le piccole cose fanno la differenza, con la prefazione di Lirio Abate.

Dopo aver ricevuto diverse menzioni per il lavoro svolto, nel marzo 2015 fonda l’Associazione Nazionale per le Verità Scomode, una sorta di rete dove si mettono in contatto più figure professionali unite dalla lotta alla mafia.

Sempre nello stesso anno poi La Vardera entra a far parte del cast della trasmissione di Italia Uno OpenSpace, per poi iniziare anche a collaborare con Le Iene realizzando diversi servizi per lo storico programma targato Mediaset.

A gennaio 2017 poi la decisione di scendere in politica, candidandosi a sindaco di Palermo sostenuto dalla lista Centrodestra per Palermo, dove dentro ci sono Fratelli d’Italia e Noi con Salvini.

Le elezioni amministrative a Palermo non sono andate molto bene per La Vardera: la sua lista ha ottenuto solo 7.000 voti circa, pari al 2,59%, rimanendo così fuori dalla composizione del consiglio comunale vista la soglia di sbarramento fissata al 3%.

La Vardera però andava in giro sempre accompagnato da un cameraman,il quale avrebbe filmato e registrato di nascosto gran parte della sua campagna elettorale, tenendo all’oscuro di questo i suoi candidati e referenti politici.

Dopo più di un anno è uscito nelle sale Italian Politics for Dummies, letteralmente “politica italiana per principianti”, docufilm prodotto da Davide Parenti patron de Le Iene e che racconterà proprio l’avventura politica a Palermo del giovane giornalista.

Ismaele la Vardera sarà ospite dell’VIII Edizione del Festival per la Legalitàche si terrà a Maggio in Terlizzi.

Sostieni il Festival per la Legalità 2019 – VIII Edizione

Carissimo/a,

anche quest’anno ci siamo impegnati per la realizzazione dell’VIII Edizione del Festival per la Legalità. Il programma è ricco di contenuti e importanti presenze, testimonianze di cui la nostra comunità ha fortemente bisogno.

Dal 2012 stiamo dando continuità a un percorso sempre più strutturato e partecipato. Sono tanti i suggerimenti che durante tutto l’arco dell’anno riceviamo e condividiamo in assemblea. Per questo vi ringraziamo.

La collaborazione con gli studenti del Polo Liceale di Terlizzi, attraverso la promozione di progetti di alternanza scuola lavoro sulla cittadinanza attiva, ci hanno permesso di maturare una nuova concezione di questo evento, che pian piano si sta trasformando in qualcosa di più di una semplice rassegna di convegni. 

Abbiamo intensificato, ad esempio, le attività mattutine nelle scuole superiori di Terlizzi (non solo! Quest’anno saremo anche a Molfetta!).

A breve pubblicheremo il programma completo, e saremo felici se anche tu condividessi con noi gli incontri che si terranno i giorni 3 , 8 , 17 e 23 Maggio 2019 presso il Chiostro delle Clarisse in Piazza.

Inoltre, qualora volessi sostenere concretamente la nostra iniziativa sappi che è possibile contribuire economicamente ai costi del Festival. Una piccola e simbolica donazione è importante per la realizzazione dell’evento. Se invece hai un’attività commerciale, sei un libero professionista ecc…ricorda che è ancora possibile diventare sponsor dell’evento e ricevere regolare ricevuta fiscale. Puoi scriverci alla mail festivalperlalegalita@gmail.com o tramite la nostra pagina facebook FESTIVAL PER LA LEGALITA’ o al numero 3339739798.

Detto questo, nei prossimi giorni ti gireremo il programma e tutto il materiale che potrai liberamente condividere tra i tuoi contatti e amici.

Appuntamento al 3 Maggio 2019 !

Livatino, le parole di Borsellino all’indomani dell’assassinio. Festival per la Legalità 2019 – Terlizzi.

Non solo “giudice ragazzino” – ucciso all’età di 38 anni – ma anche magistrato incorruttibile, sorretto a un tempo dall’amore per la giustizia e da un’incrollabile fede, poco amante dei riflettori – gli interventi pubblici si contano sulle dita di una mano – e capace di lasciare un’eredità professionale tuttora conservata negli archivi del Tribunale di Agrigento.

Livatino, al pari di Antonino Saetta – giudice ucciso due anni prima insieme al figlio Stefano e, come Rosario, originario di Canicattì – fu il simbolo di quella magistratura costantemente in prima linea, esposta alla violenza di “mani omicide che percorrono questa terra, impunite e con terrificante sicurezza di perdurante impunità”. È lo stesso Borsellino, durante l’assemblea dell’Anm all’indomani dell’uccisione di Livatino, a tratteggiare il ricordo del collega, di cui riportiamo uno stralcio.

“Non ho potuto evitare che in me insorgesse la mortificante sensazione del già visto, del già sentito, del già detto e del già fatto, come se ancora una volta, per inevitabile condanna storica fosse necessario sottoporsi a questo inevitabile ed inutile rituale. Del già visto, perché il viso innocente di bambino di Rosario, sforacchiato da colpi micidiali, che mi è apparso in fondo alla brulla scarpata sotto il lenzuolo bianco, il cui lembo non ho potuto fare a meno di sollevare, mi ha immediatamente richiamato alla memoria tanti altri visi di colleghi ed amici, colpiti anch’essi nella loro giovinezza o maturità dalle mani omicide che percorrono questa terra, impunite e con terrificante sicurezza di perdurante impunità. Del già sentito, perché subito dopo ho riascoltato esplodere lo sciacallaggio morale di chi, anche tra colleghi, non trova di meglio che addebitare alla stessa magistratura siciliana la responsabilità di questi tragici eventi, risollevando stantie argomentazioni razzisatiche, che dimenticano come tutto quello che contro la mafia si è fatto in Sicilia è stato opera di magistrati siciliani e dei loro collaboratori, nonostante la scandalosa assenza delle altre Istituzioni dello Stato che vi dispiegassero doverosamente tutti i mezzi e gli sforzi dovuti.
Io non esprimo solidarietà ai colleghi di Agrigento, oggetto in questi giorni di ignobili indiscriminati attacchi. Esprimo insieme a loro lo sdegno verso gratuite ed ingiuste generali criminalizzazioni, che colpiscono anche me e la grande maggioranza dei miei colleghi, siciliani e non siciliani.
Non è difesa corporativa. Se ci sono mele marce vanno individuate, punite ed eliminate, ma non deve essere consentito a nessuno avvalersi di queste tragiche occasioni per liberarsi a poco prezzo di magistrati scomodi che cercano di fare tutto il loro dovere, e spesso molto di più, in condizioni di lavoro inammissibili in un paese civile.
Del già detto, perché il macabro inutile rituale comprende anche un determinato periodo di lamentazioni da un lato e promesse dall’altro, l’une avanzate e le altre propinate quasi come un medicinale digestivo della tragedia, affinché dopo alcuni giorni più non se ne parli e ci si possa continuare ad occupare, senza distrazioni fastidiose, della crisi del Golfo e delle grandi civili riforme sanitarie o carcerarie.
Ed allora l’idea di convocare questa Assemblea è nata insieme col fermo proposito di sfuggire finalmente a queste logiche ripetitive, di non celebrare più alcuna cerimonia rituale, di non ripetere più tristemente, come il 28 settembre 1988, che la magistratura siciliana, ormai da troppo tempo sottoposta ad inconcepibili aggressioni, avrebbe continuato come in passato a fare il proprio dovere con rinnovata energia e passione di giustizia.
Sì è vero, dopo ogni barbaro assassinio di giudici non si è verificato alcun cedimento né si è registrata alcuna defezione; anzi il lavoro è continuato con maggiori sacrifici e risultati apprezzabili. Ma abbiamo detto già due anni fa che l’impegno dei magistrati non poteva costituire alibi per le perduranti gravissime inadempienze che contribuiscono a tenere questa terra in preda alle organizzazioni criminali. Aggiungiamo oggi che questo impegno è allo stremo: a forza di spillar vino dalla botte questa si svuota. E qui non di vino si tratta”.

Agrigento, 1° ottobre 1990

Come preannunciato in precedenti articoli, in occasione del Festival per la Legalità 2019-VIII Edizione dedicheremo due incontri si due magistrati, incontrando Fiammetta Borsellino e Don Giuseppe Livatino.

A breve il programma completo

Don Giuseppe Livatino a Terlizzi per il Festival per la Legalità. In ricordo di Rosario Livatino

È passato alla storia come “il giudice ragazzino”, perché quando morì, per mano di quattro killer e per ordine della Stidda la mafia agrigentina, lungo la statale che ogni mattina percorreva con la sua auto da Canicattì ad Agrigento, Rosario Livatino aveva 38 anni: il più giovane dei 27 magistrati uccisi in ragione del loro servizio in prevalenza, ma non solo, dalla mafia o dai terroristi. Quando lo fecero sbandare, Livatino uscì dall’ auto, cercando salvezza fuggendo per i campi, lo finirono con un colpo di pistola al volto.

Si era laureato in Giurisprudenza a 22 anni  con il massimo dei voti ed era entrato in magistratura, tra i primi al concorso, nel 1978, dopo aver già vinto un altro concorso pubblico. ll 21 settembre del 1990, quando è stato ucciso, era giudice di Tribunale, in servizio ad Agrigento come giudice a latere e si occupava di misure di prevenzione. Qualche anno prima da sostituto procuratore aveva condotto le indagini sugli interessi economici della mafia, sulla guerra di mafia a Palma di Montechiaro, sull’ intreccio tra mafia e affari, delineando il “sistema della corruzione”. Stando alla sentenza che ha condannato esecutori e mandanti del suo omicidio, Livatino è stato ucciso perché «perseguiva le cosche mafiose impedendone l’ attività criminale, laddove si sarebbe preteso un trattamento lassista, cioè una gestione giudiziaria se non compiacente, almeno, pur inconsapevolmente, debole, che è poi quella non rara che ha consentito la proliferazione, il rafforzamento e l’espansione della mafia».

Scriveva Rosario Livatino a proposito dell’ immagine del magistrato: «L’indipendenza del giudice, infatti, non è solo nella propria coscienza, nella incessante libertà morale, nella fedeltà ai principi, nella sua capacità di sacrifizio, nella sua conoscenza tecnica, nella sua esperienza, nella chiarezza e linearità delle sue decisioni, ma anche nella sua moralità, nella trasparenza della sua condotta anche fuori delle mura del suo ufficio, nella normalità delle sue relazioni e delle sue manifestazioni nella vita sociale, nella scelta delle sue amicizie, nella sua indisponibilità ad iniziative e ad affari, tuttoché consentiti ma rischiosi, nella rinunzia ad ogni desiderio di incarichi e prebende, specie in settori che, per loro natura o per le implicazioni che comportano, possono produrre il germe della contaminazione ed il pericolo della interferenza; l’indipendenza del giudice è infine nella sua credibilità, che riesce a conquistare nel travaglio delle sue decisioni ed in ogni momento della sua attività».

In ossequio a queste convinzioni conduceva la sua vita, riservatissima, nella casa che condivideva con i genitori. Non faceva mistero di una profonda fede cristiana, che conciliava rigorosamente con la laicità della propria funzione. È rimasto celebre a proposito un passo di un suo scritto dei primi anni Ottanta in tema di fede e diritto: «Il compito (…) del magistrato è quello di decidere; (…): una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare. (…) Ed è proprio in questo scegliere per decidere, decidere per ordinare, che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio. Un rapporto diretto, perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio. Un rapporto indiretto per il tramite dell’amore verso la persona giudicata. Il magistrato non credente sostituirà il riferimento al trascendente con quello al corpo sociale, con un diverso senso ma con uguale impegno spirituale. Entrambi, però, credente e non credente, devono, nel momento del decidere, dimettere ogni vanità e soprattutto ogni superbia; devono avvertire tutto il peso del potere affidato alle loro mani, peso tanto più grande perché il potere è esercitato in libertà ed autonomia».

In fondo alle sue agende, gli inquirenti che indagavano sulla sua morte trovarono una sigla misteriosa “s.t.d.” che li mise a lungo in scacco finché non scoprirono l’ arcano: il significato era sub tutela dei, nelle mani di Dio.

Il 19 luglio del 2011 è stato firmato dall’arcivescovo Francesco Montenegro il decreto per l’avvio del processo diocesano di beatificazione di Rosario Livatino.

Don Giuseppe Livatino, Postulatore della causa di canonizzazione del “giudice ragazzino”, sarà ospite del prossimo Festival per la Legalità.

A breve il programma completo.

Contatti: festivalperlalegalita@gmail.com

Fiammetta Borsellino a Terlizzi per il Festival per la Legalità

Fiammetta Borsellino ha 46 anni ed è la figlia più piccola del magistrato Paolo Borsellino, tragicamente scomparso nell’attentato di Via d’Amelio del 19 luglio 1992, ucciso dalla Mafia, assieme a cinque uomini della sua scorta. Da tempo Fiammetta Borsellino si batte con tenacia per comprendere quali sono state le anomalie sulle indagini e i processi sulla strage di via D’Amelio. Ad oggi, come ha più volte ribadito la Borsellino in interviste e apparizioni televisive, ci sono tanti perché che non hanno ancora avuto risposta e fino a quando questa risposta non ci sarà lei continuerà a battersi strenuamente e a chiedere il perché queste risposte non vengano date. Le indagini sulla strage di via D’Amelio, come ha più volte dichiarato, furono depistate già a partire dal 1992. Tempo fa Fiammetta Borsellino incontrò in carcere Giuseppe Graviano, boss di Cosa Nostra ritenuto responsabile della strage di Via d’Amelio, assieme ad altri esponenti della Cupola. Da ormai 26 anni Fiammetta Borsellino si batte per la ricerca della verità e con la sua forza e la sua tenacia si racconterà al prossimo Festival per la Legalità che si terrà a Terlizzi nel prossimo mese di Maggio.

A breve il programma completo dell’VIII Edizione del Festival per la Legalità.

Contatti:  festivalperlalegalita@gmail.com

Terlizzi. Libera ricorda Michele Fazio: “manteniamo viva la memoria”

Ringraziamo Pinuccio Fazio e Roberto Campanelli di Libera Puglia per aver dedicato tempo e passione all”incontro Terlizzi. Manteniamo Viva la Memoria dello sorso 12 Marzo in Biblioteca a Terlizzi. Una tappa importante in vista della Giornata della Memoria e dell’impegno del prossimo 21 Marzo a Brindisi. Al prossimo appuntamento!

Terlizzi ospita Pinuccio Fazio verso la giornata di Libera del 21 Marzo

Dalla morte alla lotta, dal dolore all’impegno civile. Il 12 luglio 2001 Michele Fazio, 16 anni, fu ucciso per sbaglio in largo Amendoni, a Bari vecchia, da un proiettile indirizzato a qualcun altro, in una guerra fra clan rivali. Una delle tante vittime innocenti di mafia, il cui nome continua a riecheggiare oggi nell’impegno dei genitori Pinuccio e Lella Fazio e nelle iniziative dell’associazione intitolata proprio a Michele.

Il costituendo presidio di Libera di Terlizzi vi invita all’incontro pubblico di Martedì 12 Marzo, ore 19.15 in Biblioteca, in vista dell’appuntamento del 21 Marzo 2019, prima giornata di primavera e giornata della memoria e dell’impegno di Libera. Ospitiamo Pinuccio Fazio e Roberto Campanelli, membro segreteria Libera Puglia. Modera Cinzia Urbano, membro del costituendo presidio.

La cittadinanza è invitata

Comunicato – Costituendo Presidio di Libera Terlizzi

Il costituendo presidio di Libera Terlizzi esprime sdegno e ferma condanna in relazione agli atti di inciviltà perpetrati alla struttura della scuola Moro-Fiore.
Episodi delinquenziali di tale portata non possono essere confinati in meri e banali atti vandalici ma, al contrario, vanno inscritti in un più ampio contesto di sofferenza sociale che nel tempo potrebbe provocare effetti deleteri per la crescita della nostra cittadina. 

Colpire la Scuola, quale istituto di formazione dei cittadini del domani, rappresenta un pericoloso campanello d’allarme, giacché punta i riflettori su chi non si sente parte integrante della nostra comunità. La distruzione di beni utili a tutti non è che una manifestazione di arroganza di coloro che disprezzano il senso civico, talvolta credendo erroneamente di essere immuni da provvedimenti delle autorità.

Auspichiamo che l’amministrazione possa esercitare il prima possibile un segnale forte, intervenendo a tutela degli spazi pubblici e promuovendo buone pratiche di educazione civica per la conservazione e la valorizzazione delle nostre scuole.

A chi ha orchestrato e commesso tali vigliaccherie lanciamo un messaggio chiaro: la Scuola e la nostra comunità non si lasciano intimidire.  Continueremo, insieme alla rete di associazioni del presidio, a portare avanti il nostro lavoro di costruzione e diffusione di un’autentica cultura della Legalità e del rispetto delle regole, fondamentali per la vita sociale al fine di salvaguardare il pieno sviluppo della persona umana all’interno della collettività.

Esprimiamo anche totale fiducia nelle forze dell’ordine che operano sul territorio, garantendo piena collaborazione.